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A R T E   E   C U L T U R A 

 

"I DIVERSI DEL MONDO"
dipinto di Eleonora Padovani
commento di Lucia Padovani

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In che modo l'uomo è riuscito a negarsi la possibilità di essere se stesso? Sicuramente quando ha stabilito che, nel suo mondo ideale, non c'era posto per i diversi, ovvero per coloro i quali non rispettano le tacite, pressanti "regole" di questa società.
Per essere diversi è già sufficiente non osservare le più elementari convenzioni come, andare in palestra, essere magri, avere una

bella auto, vestirsi alla moda o frequentare certi locali; a volte basta dire che vai alla messa.. .eh sì, perfino credere è diventata una vergogna.
Ma questi non sono i veri diversi.
I veri diversi di oggi non sono nemmeno più gli extracomunitari ed i clandestini ad i quali ci siamo ormai abituati; essi, più che altro, ci infastidiscono, perché ci ricordano la precarietà delle nostre certezze e ci provocano degli sgradevoli ed indesiderati risvegli di coscienza.
Il vero diverso di oggi è l'uomo debole, inutile e non produttivo.
Il diverso è l'anziano, il malato, il drogato, l'alcolizzato, l'handicappato, il depresso o l'insicuro; perfino i bambini e gli animali rientrano in questa terribile graduatoria.
E perché? Semplicemente perché riteniamo che non abbiano niente da dare, perché li vediamo come ostacoli che intralciano, perché li sentiamo come pesi morti sulle spalle e perché, oltre ad
essere noiosi, osteggiano il vero divertimento. E così li abbandoniamo, negli ospedali, nei cassonetti, sulle strade, negli istituti o anche solo nella stanza accanto; li abbandoniamo in luoghi dove non esiste né amore, né comprensione, né indulgenza, né gioia.
Gli creiamo degli spazi, inadeguati ed impropri, lontani dai nostri sguardi, dai nostri pensieri e dalle nostre colpe, perché noi non vogliamo questi problemi, perché noi abbiamo altri problemi.
Del resto gli uomini sono molto bravi ad inchiodare su una croce coloro che sono diversi; lo hanno fatto già duemila anni fa, con l'Uomo che più ha amato i deboli ed, ancora oggi, così facendo, si ostinano a metterlo in Croce.

 

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